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Archive for the ‘de andrè’ Category

Qualche tempo fa, durante chissà quale conversazione, il Feffo mi disse: “Quanto è bello ascoltare De Andrè”. Essendo lontanti, decidemmo al volo una canzone e ci lasciammo sentendola ognuno per conto suo. (E’ molto adolescenziale,ma che volete.. noi lo siamo ancora). Io De Andrè, chi mi conosce da più tempo lo sa, l’ho ascoltato molto, forse in modo un po’ troppo viscerale a volte, eppure in quel momento mi sono accorto che non riuscivo a farmi trasportare dalla sua voce con lo stesso interesse e la stessa passione di prima: tutta colpa di Gaber, potrei dire.

Vi ho resi partecipi di questa vicenda per introdurvi a due opere assolutamente importanti nel percorso di questo blog. Si tratta di due dischi appartenenti a periodi musicali e storici diversi: uno rappresenta la presa di posizione politica del suo autore, l’altro un testamento lasciato al termine della carriera. Ad oggi questi album non si possono definire così facilmente, perchè entrambi ci rimangono sia come testamenti, sia come veementi posizioni sociali.

Parlo di:

Storia di un impiegato” di F. De Andrè

storia-imp

Vs.

Io non mi sento italiano” di G.Gaber

iononita

Questi dischi raccontano entrambi un viaggio, quello dell’artista che affronta la società e non si rassegna a se stesso, un viaggio fatto di risposte e soluzioni, ma soprattutto di vie percorse. Se i linguaggi utilizzati sono differenti – il primo naturalmente è caratterizzato da un registro poetico, il secondo evoluzione del teatrocanzone – più si ascoltano più si sente la comunanza di fondo per i temi trattati, per le domande che li hanno generati: Chi sono? Qual’è la mia identità? Cosa vogliono le persone che mi stanno attorno? Chi è la donna che ho vicino? Che cosa mi emoziona? Che cos’è la società ed possibile farne parte rimanendo liberi? Ed altre ancora, a seconda della sensibilità di ciascuno. Storie di televisioni e lavatrici, primavere ed estati, mostri e bombe, maschere e silenzi, dilemmi ed amore. Note che ci conducono ad un finale, a quell’ultima domanda, note che mi hanno aiutato ad iniziare a darle una risposta.

I consueti assaggi:

“se il fuoco ha risparmiato
le vostre millecento
anche se voi vi credete assolti
siete lo stesso coinvolti”

“Oggi, un giudice come me,
lo chiede al potere se può giudicare.
Tu sei il potere.
Vuoi essere giudicato?
Vuoi essere assolto o condannato?”

“continuerai ad ammirarti tanto da volerti portare al dito
farai l’amore per amore
o per avercelo garantito”

“Fa un certo effetto non capire bene
da dove nasce ogni tua reazione.
E tu stai vivendo senza sapere mai
nel tuo profondo quello che sei
quello che sei.”

“Ma noi siamo talmente toccati
da chi sta soffrendo
ci fa orrore la fame, la guerra
le ingiustizie del mondo.
Com’è bello occuparsi dei dolori
di tanta, tanta gente
dal momento che in fondo
non ce ne frega niente.”

“La parola io
è uno strano grido
che nasconde invano
la paura di non essere nessuno
è un bisogno esagerato
e un po’ morboso
è l’immagine struggente del Narciso.”

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